29/07/2009

L'ospedale di Agrigento e lo scecco di Raffieli

Antefatto: "Agrigento, sigilli all'ospedale di sabbia" - Sequestrato l'ospedale di Agrigento dopo 5 anni dalla sua inaugurazione. Gravi carenze strutturali dell'intero complesso ospedaliero, tali da esporre a gravissimo rischio sismico l'intero edificio, sono la causa del sequestro preventivo dell'intero complesso e del prossimo sgombero, dietro provvedimento della Procura della Repubblica di Agrigento.

Oggi, ascoltando un telegiornale, mia madre ha commentato la riflessione di una cronista, che, giustamente, si chiedeva: - Come faranno gli agrigentini a resistere senza ospedale?-.

Mia madre ritiene di saperlo.

E io pure.

Lettera alla cronista che non sa.

Mia cara cronista di non so quale rete televisiva,

lei si chiede come gli agrigentini riusciranno a resistere senza ospedale. Prima di tutto le vorrei spiegare, nel caso non lo sapesse, che noi agrigentini eravamo consapevoli che l'ospedale versava in gravi carenze strutturali.

No, non siamo esperti e neanche omertosi o, peggio, mafiosi, abbiamo gli occhi per guardare, oltre che per piangere. Tutto qui. Infatti, anche se non sappiamo come di solito in Italia vadano le cose rispetto a noi, riteniamo che in un ospedale nuovo, la cui costruzione è avvenuta in soli vent'anni (la celerità è il volano del nostro successo), non possano essere giustificate le crepe sui muri e una pavimentazione ondulante in linoleum, che, quando non riusciva più ad aderire, mostrava il manto sottostante di "calcestruzzo friabile" (è una nuova tipologia di calcestruzzo tipica delle nostre zone), senza massetto dunque tra il rivestimento superiore e lo strato inferiore.

Non so se veramente si trattava di linoleum o gomma o vinile o simili, dipende da quale costa meno.

Se lei mi sa dire quale costa meno, poi io le dico quale hanno usato certamente.

Comunque, come vede lo sapevamo. Peraltro questa verità, evidente, circolava di bocca in bocca, ci voleva soltanto qualcuno che avesse la forza di metterla per iscritto dopo soli venticinque anni, un trasloco, l'invasione del precedente edificio, un'inaugurazione e più di mille lavoratori coinvolti. Soprattutto però ci voleva (era necessaria insomma) l'imprevedibile follia di sequestrarlo. Così a soffrire sono soltanto quegli ingrati degli agrigentini mentre i poveri colpevoli saranno costretti a pagare le spese legali per dimostrare la loro purezza.

Qualche capatina, all'ospedale, di tanto in tanto, ce l'ho fatta anch'io: per mio zio (che poi è morto), per la nascita di mia nipote e dei figli di amici, per mia nonna e per qualche altra persona conoscente; a volte, prima di trasferirmi in Italia, mi sono pure servita del pronto soccorso. Quindi io ho avuto modo di visitare il castello di sabbia e rimanere senza parole di fronte alla resistenza della struttura.

Si rende conto che pur essendo passati cinque anni ancora non era caduto?

Questa è la vera notizia per noi!

Abbiamo superato il record di resistenza dei castelli di sabbia.

Certo, ammettiamo che ci ha anche aiutato tanto il fatto che Agrigento non è proprio una zona a rischio sismico, perché se lo fosse stata oggi non avremmo il problema dello sgombero, non essendoci ospedale.

Insomma, essendo altamente improbabile un terremoto, un maremoto, una colata lavica e simili, ci hanno pensato loro a deprivarci di cotanto pericolo.

Ebbene sì, mia cara cronista di non so quale rete televisiva, ci hanno tolto un altro pensiero: l'ospedale.

Le faccio un elenco brevissimo per rispondere senza tanti giri di parole alla sua domanda.

Gli agrigentini riescono a vivere senza:

acqua corrente

acqua potabile

autostrade

superstrade

aeroporto

servizi pubblici (ultimamente ho visto circolare due nuovi autobus bianchi, però)

mare non inquinato

a volte anche senza luce (ogni tanto se ne va via)

rete fognaria (in alcune zone finisce a mare poiché i pennelli che dovrebbero spingere i liquami non funzionano e quindi...)

e ora anche...

tatatatà...

l'OSPEDALE!!

E per concludere

Mia cara cronista di non so quale rete televisiva,

lei conosce la favola dello "scecco di Raffieli?"

Gliela racconto.

C'era una volta un certo Raffaele, per gli amici Raffieli, che possedeva un asino. Purtroppo Raffaele era un po' tirchio e forse anche povero, di certo tanto ignorante. Giunse alla conclusione che il suo asino gli costasse troppo e così decise di abituarlo a non mangiare più. Ogni giorno gli dava sempre meno biada sino al giorno in cui provò a non darne più. L'asino, mesto, non scalpitava. Stava lì fermo, rassegnato e forse un po' triste. Ci stava però che fosse amareggiato. Raffaele era felicissimo, perché lo "scecco" (asino) sembrava essersi proprio abituato. Fino a quando un giorno morì e così commentò Raffaele: -Propriu ora avia a moriri, ca c'avia insignatu a un mangiari cchiù? (proprio ora doveva morire, che gli avevo insegnato a non mangiare più?)-.

Noi agrigentini siamo come lo scecco di Raffieli.

In silenzio abbiamo sempre accettato, in silenzio continueremo a subire.

La domanda su cui dovrebbe riflettere in realtà è questa: - Chi è Raffieli in questa saga all'ultimo sangue?-

Mi creda non sta soltanto tra quei 22 indagati.

Se strappiamo il velo di Maya, ci accorgeremo che Raffieli siamo tutti noi, compresa lei purtroppo.

Commenti

Agrigento riescono davvero a vivere senza tante cose. Troppe cose importanti; una è l'acqua corrente che cara Giusy avevi raccontato bene. La storiella dello scecco di Raffieli è altrettanto significativa. Ma si deve pensare che gli agrigentini o meglio i girgentini si meritino il governo che hanno? Sembra di si...in democrazia ognuno ha il governo che si merita -si dice e allora. Toccato il fondo mi sa che inizierete a scavare...

Scritto da: giorgio | 29/07/2009

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